Dove sono finite le notizie.
Inchiesta sull’informazione italiana
Comunicato stampa. Milano, 30 novembre 2010. Il mercato italiano della carta stampata vale 2,13 miliardi di euro, quello televisivo quattro volte tanto. Nonostante la crisi, nel 2009 i fatturati delle tv sono aumentati dell’1,9 per cento, fino a 8,6 miliardi di euro. Eppure, l’informazione non gode di buona salute.
Il perché lo spiega Altreconomia nell’inchiesta cui è dedicata anche la copertina shock del numero di dicembre 2010 della rivista, mutuata dalle riviste di gossip, che vedete qui a fianco. Un simbolo della tendenza alla “scomparsa dei fatti” potrebbe essere Paolo Romani: oggi è ministro dello Sviluppo economico, e negli anni 80 ha lanciato Maurizia Paradiso su Lombardia7, ospitando le hot line 144 e 166. È grazie a lui se, in Italia, nemmeno il passaggio dalla tv analogica e digitale, che libererà frequenze, favorirà l’aumento del pluralismo nell’informazione televisiva, oggi un duopolio controllato da Mediaset, Rai in cui trova spazio con difficoltà il giganta Sky.
Con un’intervista a Loris Mazzetti, che invita i cittadini a esigere la diffusione del “contratto di servizio” tra Rai e ministero, per esigere un’informazione di qualità.
Quella che fa l’editoria indipendente, settore in crisi di un comparto in crisi (quello della carta stampata, meno 300 milioni di euro, oltre il 10 per cento del fatturato, nel 2009).
Non conosce crisi, invece, la prostituzione. Un mercato che vale almeno 6 miliardi di euro, e “impiega” almeno 50mila donne. Donne a cui, del fatturato di settore, restano in tasca briciole. E non solo per colpa della criminalità organizzata. Fotografia dell’indotto del sesso a pagamento, fatto da privati cittadini che affittano case a prezzi fuori mercato (da 500 a 700 euro la settimana), editori di giornali di annunci (inserzioni a 200 euro la settimana), agenzie che realizzano book fotografici, i server di internet.
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