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Archive for 21 novembre 2013

risi biologici Alce Nero Slow Food “Dalla coltivazione al chicco”

Posted by Freemilano su 21 novembre 2013

Segnalazione post-evento Alce Nero presso Cascina Cuccagna a Milano

I nuovi risi biologici Alce Nero con le etichette narranti Slow Food, al centro dell’evento “Dalla coltivazione al chicco”

 

 Le etichette narranti di Slow Food, che hanno debuttato nei nuovi risi bio di Alce Nero, rappresentano uno strumento fondamentale per raccontare il percorso di questo prezioso alimento. Durante l’evento si è parlato della difficoltà di coltivare il riso biologico e dei molteplici benefici per la salute. Sono seguiti tre show cooking a base di riso con ricette salate e dolci realizzate dagli chef Nicola Cavallaro, Matteo Aloe e Riccardo Facchini.Milano, 18 novembre 2013 – “Dalla coltivazione al chicco” è il titolo dell’evento dedicato ai nuovi risi biologici Alce Nero e alle etichette Narranti di Slow Food che si è recentemente svolto nella cornice di Cascina Cuccagna a Milano, una cascina agricola del ‘700 sapientemente recuperata. Al centro dell’incontro le cinque varietà di risi selezionate da Alce Nero, tutte a stelo lungo e con apparato radicale profondo: Arborio, Baldo, Integrale, Nerone e Rosa Marchetti coltivate in maniera biologica nelle zone vocate del Piemonte e della Lombardia. Lucio Cavazzoni, Presidente Alce Nero & Mielizia SpA, ha aperto i lavori sottolineando l’importanza del progetto delle etichette narranti per i risi biologici.“Il riso è il prodotto biologico più difficile che c’è, poiché si sviluppa nell’acqua. Le etichette narranti proprio su questo prodotto sono davvero un fatto importante: danno il senso e l’identità del prodotto, raccontando nel dettaglio il percorso del cibo vero. Ciò che conta è sapere veramente chi ha fatto e come lo ha fatto, dove e quando è stato realizzato ogni alimento che mangiamo. Siamo particolarmente soddisfatti di presentare le etichette narranti con i nuovi di risi bio perché, come è noto, la coltura biologica del riso è fra le più impegnative e richiede tanto lavoro, spesso manuale. E queste etichette lo raccontano e danno valore agli agricoltori impegnati. Ritengo fondamentale, inoltre, informare il fruitore su quello che mangia perché siamo oggi nella terza fase del biologico, quella che definirei del conflitto con l’agricoltura convenzionale. Il biologico si sta diffondendo in tutto il mondo e progressivamente dimostra che è l’altra agricoltura, quella non sostenibile, per la salute e per l’ambiente, a doversene finire in una nicchia”. Piero Sardo, Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, ha raccontato la genesi delle etichette narranti. “La considerazione da cui siamo partiti è che oggi la qualità non ha più un significato specifico, si applica a qualsiasi cosa, quindi è diventata una parola praticamente astratta. Pesticidi, fertilizzanti conservanti non si percepisco al gusto, un prodotto buonissimo ne può contenere in quantità. Quindi ci siamo posti il quesito di come superare questo impasse. Per arrivare alla verità del prodotto si può contrapporre il racconto dettagliato di come è stato fatto. Per noi di Slow Food il metodo più efficace è allegare un percorso che spieghi la qualità dell’intero sistema produttivo, analizzando nel dettaglio tutti i passaggi, ad esempio come si moltiplicano le sementi, come si mantiene il terreno, le rotazioni”. Rosalia Caimo, risicoltrice biologica e biodinamica, ha riportato la sua esperienza diretta sui campi dove coltiva in particolare il riso Rosa Marchetti. “Ho scelto il biologico perché l’agricoltura convenzionale non affronta la motivazione di un problema ma cerca solo una soluzione, il contrario di ciò che accade in natura dove c’è una biodiversità molto forte. Quando si va contro natura si fanno forzature, invece la terra è intelligente e sa regolarsi da sola. Il primo segreto è quindi forzarla il meno possibile. Senza rotazioni il suolo ha la stessa caratterizzazione che genera poi controreazioni, inoltre nel passato c’è stato un abuso della chimica cosa che rende oggi più difficile la coltivazione naturale. Nel riso bio ci sono due tecniche: tradizionale in acqua e “in asciutto”, qui l’acqua viene aggiunta quando la pianta del riso è già nata, le infestanti si controllano con la sarchiatura mentre le malattie fungine con diverse tecniche naturali”.   Leggi il seguito di questo post »

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