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#Cinema: “STILL ALICE” con JULIANNE MOORE – KRISTEN STEWART – ALEC BALDWIN – KATE BOSWORTH

Posted by Freemilano su 20 gennaio 2015

Cast di altissimo livello, interpretazione commovente e coinvolgente, film da non perdere

Locandina italiana Still Alice

GOOD FILMS

presenta

STILL ALICE

regia

RICHARD GLATZER – WASH WESTMORELAND

con

KRISTEN STEWART – JULIANNE MOORE – KATE BOSWORTH – ALEC BALDWIN

USCITA: 22 GENNAIO

durata: 100’

SINOSSI breve: Alice Howland è una donna alla soglia dei cinquant’anni, orgogliosa degli obiettivi raggiunti. È un’affermata dottoressa e insegna all’università ed ha una solida famiglia, composta dal marito chimico e da tre figli, Anna, Tom e Lydia, tutti e tre realizzati. Ma improvvisamente la sua vita cambia, quando le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer. Tutte le sue certezze crollano, diventando una donna fragile e indifesa, anche agli occhi della famiglia che l’ha sempre vista come un pilastro.  

Tutto il Cast

Trama

Alice (Julianne Moore) è moglie, madre e professoressa di linguistica alla Columbia University di New York. Alice ha una bella vita e tanti ricordi, che una forma rara e precoce di Alzheimer le sta portando via. Confermata la diagnosi dopo una serie di episodi allarmanti, che l’hanno smarrita letteralmente in città, Alice confessa al marito malattia e angoscia. La difficoltà nel linguaggio e la perdita della memoria non le impediranno comunque di lottare, trattenendo ancora un po’ la donna meravigliosa che è e che ha costruito tutta la vita.

Si sente spesso dire che il cinema è terapeutico, che cura il ‘male di vivere’, la malattia, la sua insensatezza. Ci sono film che effettivamente favoriscono l’anamnesi e l’autoanalisi, emergendo i fantasmi o i passeggeri oscuri che ci portiamo dentro. Non sconfiggono malattie e nemmeno combattono le patologie, eppure questi film curano, raccontando storie di cura anche quando non è proprio possibile curare, guarire. Still Alice, scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, compagni nell’arte e nella vita, appartiene al ‘genere terapeutico’ e fornisce allo spettatore una spiegazione e un’argomentazione emozionale del morbo di Alzheimer, una malattia che comporta il progressivo declino delle facoltà cognitive. Trasposizione del romanzo omonimo di Lisa Genova, Still Alice è la storia di una deriva, la vicenda di una donna intelligente e speciale che perde giorno dopo giorno le tracce di sé, del tempo, di quando c’era, era, esisteva e conosceva il suo nome, quello della sua primogenita, quello delle persone care, delle emozioni e delle cose che comprendono il miracolo Alice Howland. A interpretarla è Julianne Moore, misurata ed essenziale, corpo fragile che annaspa, provando a risalire la china e a resistere alla malattia che disattiva la sua anima segreta. Il dramma della protagonista germoglia e progredisce sul volto della Moore, a cui i registi consegnano il film senza contraddirla mai. Perché l’attrice produce un dosaggio perfetto di segni espressivi, che conferma il suo stile recitativo introverso e privo di manierismi. E il pubblico in sala non può che elaborare quello che l’interprete fa e dice.
Se il cinema è un territorio inevitabilmente relazionale, Julianne Moore è il punto più intenso della relazione, una luce di evidenza e di chiarezza, che narra e fa conoscere allo spettatore una patologia crudele. Una crepa intima che spezza vene e cuore nella sequenza in cui Alice, riprodotta (sul computer) e ‘accesa’, parla al suo sé alterato e spento. La malattia al cinema è materia che richiede di connotare le proprie storie di uno spessore nuovo (quello dell’etica) e di una nuova articolazione narrativa. Glatzer e Westmoreland si prendono il rischio e realizzano un film che elude qualsiasi forma di patetismo o di esibizionismo, interrogandosi e misurandosi col dolore muto e ingrato dell’Alzheimer.
E la loro esposizione artistica finisce per proteggere la nostra fragilità, riconnettendo in una storia dotata di senso, i frammenti sconnessi di esperienza contro cui ci fa sbattere duro la vita. Proprio come fa Lydia (la figlia di Kristen Stewart) con la madre, ‘curandola’ con la letteratura drammatica. Perché la memoria del bello agisce sui circuiti emozionali, che irriducibili e sbalorditivi sopravvivono a quelli cognitivi. Probabilmente l’amore non impara mai a dimenticare.

Fonte: http://www.mymovies.it/film/2014/stillalice/

Poster Still Alice n. 1Julianne MooreKristen StewartAlec BaldwinKate BosworthLocandina italiana Still Alice

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