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NATI SOTTO CONTRARIA STELLA con Ale e Franz al Teatro Manzoni dal 10 dicembre 2019 a Capodanno

Posted by Freemilano su 2 dicembre 2019

NATI SOTTO CONTRARIA STELLA #RomeoeGiulietta con #AleeFranz al #Teatro #Manzoni dal 10 dicembre 2019 a Capodanno

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PROSA

Dal 10 dicembre 2019 al 1 gennaio 2020

Feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30
26 dicembre ore 19,00 – 31 dicembre ore 17,30 e 21,30
1 gennaio ore 18,00

COMPAGNIA ENFI TEATRO

presenta
Ale e Franz

in
Romeo & Giulietta

NATI SOTTO CONTRARIA STELLA

da William Shakespeare

drammaturgia e regia Leo Muscato

con Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Marco Zannoni, Roberto Zanisi

e con la partecipazione straordinaria diPaolo Graziosi

scene e costumi Carla Ricotti

luci Alessandro Verazzi

musiche originali Dario Buccino

assistente alla regia Alessandra De Angelis

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Il Teatro Manzoni

Via Manzoni 42 – 20121 Milano
Tel. 02 7636901

Clip:

 

COMPAGNIA ENFI TEATRO

presenta
Ale e Franz   

in
Romeo & Giulietta

NATI SOTTO CONTRARIA STELLA

da William Shakespeare

drammaturgia e regia Leo Muscato

 

con Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Marco Zannoni, Roberto Zanisi

e con la partecipazione straordinaria di Paolo Graziosi
scene e costumi   Carla Ricotti

luci   Alessandro Verazzi

musiche originali Dario Buccino

assistente alla regia Alessandra De Angelis

 

INTERPRETI e
PERSONAGGGI

Ale
L’ATTORONE (nei panni di Giulietta)
Franz
L’AVANGUARDISTA (nei panni di Romeo)
Eugenio Allegri
IL PROMISCUO (nei panni di Servo Montecchi, Mercuzio, Madonna Capuleti, Fra Lorenzo)
Marco Zannoni
IL FIGURANTE (nei panni di Servo Capuleti, Benvolio, Balia, Frate Lorenzo)
Marco Gobetti
L’AVVENTIZIO (nei panni di Servo Montecchi, Baldassarre, Patron Capuleti, Frate Lorenzo, Principe della Scala)
Paolo Graziosi
IL DIRETTORE (“costretto a infilarsi” nei panni di Servo Montecchi, Paride, Tebaldo, Principe della Scala)
Questo spettacolo è andato in scena per la prima volta quattordici anni fa. Quest’anno ritorna in scena prodotto da Michele Gentile con un nuovo cast: Ale e Franz sono Giulietta e Romeo; invece  Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Paolo Graziosi, Marco Zannoni, interpretano tutti quanti gli altri personaggi. Le musiche originali di Dario Buccino sono suonate dal vivo da Roberto Zanisi.

 

Le basi del progetto

Nel teatro elisabettiano, quando un drammaturgo metteva mano a un testo, non si poneva il problema di scrivere un’opera letteraria. Suo compito era quello di fornire gli attori degli elementi strutturali e verbali necessari per poter “raccontare” una storia. Il drammaturgo si limitava a tra-scrivere per la scena, un poema già esistente, il più delle volte, conosciuto anche dal pubblico. Raramente gli autori facevano pubblicare i loro scritti. Shakespeare non lo fece mai. La maggior parte delle sue opere, vennero stampate molti anni dopo essere andate in scena. Erano pubblicazioni che non si basavano su manoscritti dell’autore, ma su semplici ricostruzioni mnemoniche, ad opera di vecchi attori che avevano preso parte alle prime rappresentazioni, o di editori, che mandavano degli stenografi in teatro per redigere un testo. Di una stessa opera, potevano essere stampate versioni diverse, ridotte ai suoi momenti memorabili,  piene zeppe di omissioni, imprecisioni, ripetizioni di frasi intere, confusioni nella designazione della battuta e altro ancora.

Quindi le opere di Shakespeare, che noi oggi leggiamo, in realtà, non sono altro che ricostruzioni congetturali di quelle che il singolo curatore ritiene siano state le intenzioni dell’autore nello scrivere il testo.

All’epoca, per questioni puramente economiche, le compagnie erano composte da non più di dodici attori professionisti, ai quali si aggiungevano cinque o sei ragazzi, o attori avventizi che fungevano da comparse. Poiché in uno spettacolo potevano anche esserci una quarantina di personaggi, era diffusa la pratica del doubling, che consisteva nell’affidare diverse parti ad uno stesso attore. Era, questa, una pratica presa in prestito direttamente dai moralities e dagli interludes della prima metà del Cinquecento, in cui opere con quindici, venti personaggi, venivano interpretate da piccoli gruppi girovaghi che non comprendevano mai più di cinque o sei attori.

 

Il copione e il pre-testo

A partire dal “Romeo e Giulietta”, è stato ri-scritto un nuovo testo in cui sono stati eliminati tutti i riferimenti a fatti e persone dell’epoca, tutti i numerosi giochi di parole assolutamente intraducibili e gran parte delle metafore incomprensibili alla nostra cultura mediterranea. Sono rimasti i personaggi, le loro azioni e i loro sentimenti. Si è arrivati ad un testo che rappresenterà il copione utilizzato dai COMICI, per raccontare “La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo”. Ad esso è stata aggiunta tutta una drammaturgia non verbale, fatta di azioni, reazioni, stati d’animo, intenzioni che racconta le relazioni fra i comici stessi.

A parte il Prologo e pochissime altre parole, gli attori in palcoscenico pronunciano solo parole di William Shakespeare.

 

Lo spettacolo

I veri protagonisti dello spettacolo non sono i personaggi dell’opera, ma i loro interpreti, sette vecchi comici trasformisti che si presentano al pubblico per raccontare La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo, una storia che già tutti conoscono, ma che loro pensano di poter raccontare meglio degli altri, perché lo fanno osservando il più autentico spirito Elisabettiano. Sono tutti uomini, e credono di poter interpretare più personaggi con disinvoltura, anche quelli femminili. Inoltre sono convinti di saper alternare abilmente il tragico al comico; ma a volte le intenzioni si confondono. Presi singolarmente, sembrano avanzi di teatro; ma messi insieme, formano una compagnia tragica, involontariamente comica, quindi doppiamente tragica. Ma loro non lo sanno! Forse qualcuno lo immagina, ma preferisce non approfondire. Il fatto è che di pari passo con le buone intenzioni, vanno le loro effettive capacità (o modalità) di stare in scena. Questi comici, in una maniera del tutto inconsapevole, si portano in palcoscenico i loro rapporti personali fatti di invidie, ripicche, alleanze, e rappacificazioni. Rivali e complici allo stesso tempo: da un lato si rubano le battute, e dall’altro, si aiutano come meglio possono. E sebbene si limitino a pronunciare le parole scritte dall’esimio poeta, i loro atteggiamenti provocano tutta una serie di azioni e reazioni dissociate dal testo che, in una dimensione meta-teatrale assolutamente involontaria, danno vita ad uno spettacolo nello spettacolo.

 

I PERSONAGGI:

 

L’Avanguardista. È uno specialista nel fare provini per i teatroni; sono anni che caparbiamente si presenta a tutte le audizioni. Ne fa in continuazione, ma nessuno lo prende. Consapevole che non esistono piccole parti, ma al massimo piccoli attori, lui ha sempre recitato particine secondarie, in una compagnia che fa teatro d’avanguardia in  ospizi e ospedali. Ha sempre saputo che prima o poi sarebbe arrivata l’occasione giusta: qui, per la prima volta, avrà un ruolo da protagonista. La cosa lo renderà eccessivamente entusiasta. Ci proverà in tutti i modi a essere credibile. Quando ci riuscirà, sarà del tutto involontario.

 

L’Attorone. Non si rassegna all’idea di dover dividere la scena con tutti quei guitti. Sarebbe un Tragico perfetto, se solo qualcuno attorno gli servisse una battuta per bene. Poiché è ancora pervaso dal sacro fuoco dell’arte, prova a fregarsene della mediocrità che lo circonda e si fa carico di portare avanti lo spettacolo nel più indolore dei modi possibili, fedele al motto ”il minimo sforzo per la massima resa”. Quando si impegna, è talmente bravo da far schiodare le tavole del palcoscenico.

 

L’Avventizio – Si trova lì per caso, raccattato chissà dove, e non si sa come. Partecipa a tutto con molta attenzione, ma sembra più uno spettatore che un attore. Sembra quasi che non riesca a distinguere la finzione dalla realtà. Sorride sempre, scuote il capo in continuazione, annuisce. Quando apre bocca, sembra che non reciti affatto; privo di qualunque maschera, è però l’unico capace di far vibrare le corde della verità, in un modo così intenso, da lasciare di stucco anche i compagni.

 

Il Promiscuo – È una specie di istrione, abituato ad esibirsi in ogni tipo di bettola, e per un pubblico che, nella maggior parte dei casi, non è lì per lui. Ha una grande fisicità, ed è convinto di essere il tipo di attore che una volta veniva chiamato promiscuo, e cioè in grado di interpretare indifferentemente il ruolo di Brillante e di Tragico. In realtà è un clown, ma non se n’è mai accorto.

 

Il Figurante – Voleva fare il cantante lirico, ma poi ha fatto la comparsa al Teatro dell’Opera. Sempre pronto a raccattare lo scarto di quelle parti che nessuno vuole. Sempre vestito e truccato (eccessivamente, come nella lirica!) un’ora prima  dello spettacolo, è uno specialista nel fare “Azione di muto spavento”, e dire “Rabarbaro, rabarbaro” con ogni intenzione. In questo spettacolo, per la prima volta nella sua lunga carriera, parla. Il guaio è che balbetta.

 

Il Direttore – C’è anche un rissoso direttore di scena che sarebbe perfettamente in grado di gestire da solo tutta la macchineria teatrale. Ma poiché questa è continuamente manomessa dai COMICI, a lui non rimane da fare altro che riparare i danni, almeno i più evidenti, con la più totale disinvoltura, come se tutto fosse previsto. Di tanto è pure costretto ad interpretare qualche personaggio secondario.

 

Il Musicante – Forse è l’unico vero talento della compagnia. Deve tirare a campare, e siccome non c’è lavoro, si adatta a suonare anche con questa banda di smandrappati. Suona qualunque cosa, dal più colto Song tedesco, al più sgangherato stornello da osteria. Poi spera che qualcuno lo paghi.

 

Questi comici sono pieni di buone intenzioni; i loro propositi sono molto sani; ma nel momento dell’attuazione, diventano ingenuamente ridicoli.

Succede un miracolo però: nonostante tutto, le parole dell’esimio poeta vincono su ogni cosa. In un modo o nell’altro, questi COMICI, riescono a raccontare la storia dei due giovani amanti, che qui, sono interpretati da due che “giovani” non lo sono più da tanto tempo. E in un modo o nell’altro riescono pure a far commuovere! Forse perché dalla loro goffaggine traspare una verità che insinua un forte dubbio: quello che, in questa storia, più di chiunque altro, sono proprio loro quelli…  Nati sotto contraria stella

 

 

Per San Silvestro sono previste 2 recite, alle ore 17,30 e alle ore 21,30. Al termine della recita delle 21,30, allo scoccare della mezzanotte, si brinderà al nuovo anno con spumante, panettone e un buffet di dolci insieme a Ale e Franz e agli altri attori della Compagnia.

Inoltre in occasione della recita delle ore 21,30 sarà possibile cenare nel foyer del Teatro a partire dalle ore 20,30, info su prenotazione, prezzo e menù sul sito del Teatro http://www.teatromanzoni.it.

 

BIGLIETTI:

da martedì a venerdì

Poltronissima Prestige € 35,00 – Poltronissima € 32,00 – Poltrona € 23,00

Poltronissima under 26 € 15,50
Sabato, domenica e festivi

Poltronissima Prestige € 39,00 – Poltronissima € 35,00 – Poltrona € 25,00

Poltronissima under 26 € 17,50

31 dicembre ore 17,30: Prestige € 55,00 – Poltronissima € 40,00 – Poltrona € 30,00

31 dicembre ore 21,30: Prestige € 115,00 – Poltronissima € 82,00 – Poltrona € 60,00

 

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